INDIRIZZO SCIENTIFICO - ARPCI

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INDIRIZZO SCIENTIFICO E CULTURALE

L’indirizzo scientifico e culturale della Scuola ha alla sua base i contributi offerti dalla Teoria dell’Attaccamento di John Bowlby, quelli dell’approccio cognitivo post-razionalista, riferibile in parti- colare all’opera di Vittorio Guidano, e quelli della terapia inter- personale riconducibili all’opera di Lorna Benjamin. Elemento comune ai tre modelli è il concetto di modello operativo interno (MOI) elaborato da Bowlby, assimilabile agli schemi cognitivo- emotivi di Guidano e alle IPIR della Benjamin.


I disturbi mentali e della condotta secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby

Secondo la teoria dell’attaccamento gli stili di accudimento dei genitori portano in età infantile alla formazione di schemi cogni- tivi, i modelli operativi interni (gli Internal Working Model o MOI), i quali si traducono in pattern comportamentali e affettivi funzionali al mantenimento della prossimità con le proprie figure di attaccamento. Questi schemi – che hanno un corollario nelle strutture del sistema nervoso centrale – si basano su aspettative e previsioni su come reagirà la figura di attaccamento ai propri bi- sogni di conforto e si pongono, pertanto, come delle mappe che consentono lo stile di interazione più adeguato al maternage di cui si stia facendo esperienza.
Data la variabilità dei modi attraverso i quali i genitori si pren- dono cura dei loro figli, essi danno luogo a veri e propri stili indi- viduali, che dovrebbero consentire continui processi di negozia- zione e di adattamento all’ambiente sociale. La natura di questi script e i meccanismi che li regolano fanno tuttavia sì che – ove si siano esperite cure carenti e distorte – essi finiscano con il diven- tare progressivamente sempre più rigidi, tagliando fuori l’indivi- duo proprio dalla possibilità di utilizzare strategie adeguate ai contesti in cui si trova a vivere. E dato che lo sviluppo psicologico è postulato da Bowlby in termini di percorsi – e non in termini di successione di stadi – ci si può aspettare che i modelli mentali del- l’attaccamento tendano non solo a mantenersi stabili durante tutto l’arco vitale, ma, ove siano insicuri, a predisporre a varie forme di patologie mentali.
Il disagio mentale può essere letto, in questa prospettiva, come l’esito di selezioni estremamente rigide – regolate dai modelli operativi interni degli elementi da elaborare, selezioni le quali, in età infantile, avevano come scopo l’esclusione difensiva di tutte quelle informazioni che avrebbero portato a prendere contatto con il proprio bisogno di essere confortato ed amato. Queste particolari informazioni avrebbero prodotto l’attivazione del sistema dell’attaccamento in condizioni dove le proprie richieste di protezione avrebbero ricevuto risposte inadeguate o avrebbero prodotto ulteriore paura .
Le psicopatologie possono, in altre parole, essere interpretate come l’esito di funzionamenti anomali di quei processi cognitivi inconsci che pur avevano un senso nelle prime
fasi dello sviluppo.
Le strutture mentali rigide, disfunzionali e patologiche, attraverso le quali si interpreta il mondo e ci si relaziona ad esso sono da considerare, inoltre, in questa prospettiva, il corrispettivo funzionale di strategie elaborate in età precoce al fine di mantenere il contatto con la propria figura di accudimento. Attili fa notare come nella loro eventuale “bizzarria” esse avevano una ragione d’essere nel maternage di cui allora si faceva esperienza.
Normalità e patologia possono essere collocate lungo un continuum e i disturbi della personalità concettualizzati come disturbi dell’attaccamento. In altri termini, la teoria di Bowlby può rendere chiaro come gli stili di attaccamento e le patologie mentali condividano storie evolutive simili e poggino su strutture sottostanti analoghe. I disturbi di tipo clinico o le psicopatologie possono essere considerati manifestazioni più drammatiche di attaccamenti devastanti, tanto da poter essere ricondotti, a grandi linee, alle classificazioni per tipologie (al di là dell’attaccamento sicuro, l’attaccamento evitante, quello ambivalente, quello disorganizzato) che emergono da tutte le ricerche condotte all’interno della teoria dell’attaccamento a partire da quelle di Mary Ainsworth.

Il post-razionalismo e il contributo di Vittorio Guidano

Il termine post-razionalista  sta ad indicare il superamento della posizione razionalista che caratterizza altre teorie che defini- scono la realtà esterna come unica, stabile e capace di rivelarsi alla ragione e alla logica quale conoscenza oggettiva, indipendente dalla persona che ne fa esperienza. Per Guidano la realtà multi- versa, costruita attivamente dall’osservatore, secondo regole che assicurino identità, unicità e continuità dell’individuo nelle sue esperienze nell’arco della vita. Questo modo di concepire la realtà segna il passaggio dalla prima cibernetica alla seconda cibernetica e costituisce una vera rivoluzione epistemologica all’interno della “teoria della conoscenza” che fu sistematizzata e sviluppata soprattutto da Maturana e Varela.
Le teorie della complessità studiano le proprietà dell’insieme osservatore-osservato, terapeuta-paziente, all’interno di un processo circolare. Si tratta di una concezione che va oltre il concetto di sistema chiuso tipico della prima teoria generale dei sistemi.
Questo approccio studia l’interazione ricorsiva tra il soggetto e il suo ambiente, così che le perturbazioni reciproche inducono modificazioni dell’equilibrio (omeostasi) all’interno di quanto consentito e previsto dall’organizzazione  strutturale autopoietica delle parti in gioco. Lo stesso evento (perturbazione) è capace di produrre esperienze differenti in soggetti diversi. Ciascun individuo inoltre, a partire dalla propria unica esperienza, attiva un processo continuo di ricerca di spiegazione dell’esperire, giungendo a costruirne il suo significato personale. Quest’ultimo determina una variazione dello stato interno (equilibrio) che produce a sua volta la necessità di una riorganizzazione per il raggiungimento
di una nuova omeostasi, sempre nel rispetto delle regole di equilibrio e adattamento previste da quella specifica organizzazione strutturale.
La storia delle interazioni, e in particolare delle interazioni significative, definisce lo spazio in cui si costruisce e si articola il significato personale. Guidano utilizza la teoria dell’attaccamento di John Bowlby e individua il cammino attraverso cui analizzare le modalità di reciprocità, i pattern emotivo-comportamentali, le modalità di sviluppo che consentono all’individuo di costruire la propria identità e la propria conoscenza, le quali costituiscono sempre una auto-conoscenza. Questo processo di costruzione del sé (progressione ortogenetica), produce organizzazioni di significato personale, le quali si manifestano con pattern stabili e coerenti di attività cognitiva, emotiva e comportamentale.
Vittorio Guidano ha individuato e descritto quattro Organizzazioni di Significato Personale le quali sono intese come particolari configurazioni caratterizzate da specifici pattern emotivi ricorrenti e da uno specifico modo di leggere la propria esperienza interna e interpersonale: Organizzazione tipica dei disturbi alimentari psicogeni (DAP); Organizzazione fobica; Organizzazione ossessiva; Organizzazione depressiva.
Inizialmente, il modello fu elaborato sulla base dell’osservazione di condizioni psicopatologiche. In seguito, l’approccio teo- rico è andato progressivamente focalizzandosi sempre più sui processi di costruzione dell’identità e di regolazione della coerenza interna, ed il concetto di “organizzazione cognitiva” si è evoluto fino a mutare nel concetto di “organizzazione di significato personale”, con un carattere più generale.

La teoria interpersonale e il contributo di Lorna Benjamin

Il modello interpersonale di Lorna Benjamin fornisce un ulte- riore contributo integrativo ai modelli cognitivi precedenti. Il mo- dello ASCI (Analisi Strutturale del Comportamento Interperso- nale), venne sviluppato negli anni ’70 da Lorna Smith Benjamin e sintetizza un approccio metodologico al benessere della persona fondato sui processi interpersonali. La funzione è di analizzare il comportamento che si instaura tra due o più persone quando si relazionano tra di loro mediante una comunicazione verbale e non verbale. L’ASCI può cogliere le persona nel suo divenire ed indicare l’evolversi delle strutture intrapsichiche e dei processi relazionali.
In base alla teoria della Benjamin, le esperienze relazionali co- stituiscono la base su cui poggiano le relazioni significative ed i vissuti soggettivi secondo i quali la persona si coglie in un proprio modo di essere.
L’assunto di base dell’ASCI è che il disagio abbia origine da processi interpersonali, così il benessere può essere recuperato e conservato attraverso processi relazionali interpersonali che sono direttamente collegati alle strutture intrapsichiche. Da questo ne consegue la stabilità delle IPIR, o modelli operativi.


Il sistema terapeuta-paziente e la pratica clinica nella scuola di Psicoterapia Cognitivo-Interpersonale dell’ARPCI

Il modello cognitivo-interpersonale si basa sull’ipotesi che il funzionamento cognitivo di ogni individuo ha origine nelle espe- rienze relazionali che ognuno vive a partire dalla propria nascita. L’integrazione del modello cognitivo con quello interpersonale ha lo scopo di offrire un’equivalente importanza sia ai processi rela- zionali dell’individuo lungo tutta la sua storia evolutiva, sia alle sue modalità cognitive con le quali attivamente seleziona determi- nate informazioni dall’ambiente, inserendole in un ordine di si- gnificato che può rilevarsi più o meno funzionale o adattativo per la persona.  Proprio  per questo  la teoria  dell’attaccamento  di Bowlby si offre come un terreno comune agli altri due modelli,
quello che fa capo a Guidano e quello che fa capo a Benjamin.
Nel modello Cognitivo-Interpersonale, il setting è il luogo in cui si crea la relazione terapeuta-paziente, la cui funzione è di modificare gli aspetti semantici dei processi cognitivi espliciti e di permettere la riorganizzazione dell’esperienza soggettiva del paziente. Una conoscenza della teoria dell’attaccamento farà sì che un terapeuta abbia consapevolezza che l’entrare in relazione con il suo paziente implica che in questi si attivi il sistema dell’attaccamento. Il paziente reagirà, pertanto, con aggressività, con ostilità, con collera o con compiacenza, o con disprezzo e con indifferenza, o con incoerenza, e angoscia, o anche con compiacenza in funzione degli stili di attaccamento distorti che ha incorporato a par-
tire dalla sua infanzia. Il tentativo di controllare o di aggredire il terapeuta o di svalutarlo o di sedurlo può essere letto come indicatore dell’instaurarsi di un legame di attaccamento tra il paziente e il terapeuta e della resistenza del paziente a cambiare i propri modelli operativi.
Nel processo terapeutico fondato sulla teoria dell’attaccamento si cerca di fare in modo che il paziente non escluda più, dalla sua cognizione, quei dati che possono fargli attivare il sistema dell’attaccamento, e che faccia i conti con l’inevitabile dolore che questo comporta. Attili sottolinea come secondo Bowlby sia più che mai necessario attivare i sistemi di memoria quale procedura per rendere compatibile ciò che è immagazzinato nella memoria episodica con quanto può venir recuperato dalla memoria semantica, ovvero per eliminare l’incongruenza tra quanto è effettivamente accaduto e i significati dati agli eventi dai genitori, e assunti come veri dai pazienti. Il racconto della propria autobiografia porta ad un cambiamento nei propri modelli operativi interni non solo attraverso la promozione di processi cognitivi. La ricostruzione degli IWM o MOI può avvenire a condizione che i ricordi portino anche ad una riattivazione di quelle emozioni che le modalità allevanti delle figure di attaccamento avevano bloccato o trasformato.

 
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