JOHN BOWLBY - ARPCI

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John Bowlby e la sua teoria

di Grazia Attili


John Bowlby nasce a Londra, il 26 febbraio del 1907, in una famiglia dell’alta borghesia inglese. Si laurea in medicina a Cambridge e si specializza in medicina clinica a Londra. Dopo la laurea intraprende, nel 1933, il tirocinio in psichiatria presso il Maudsley Hospital di Londra, e mentre ancora frequenta l’University College Hospital  entra nell’Istituto di Psicoanalisi. Dopo la specializzazione in psichiatria diventa, nel 1937, psicoanalista e  inizia il training in psicoanalisi infantile sotto la supervisione di Melanie Klein. Tuttavia, benché egli credesse nell’efficacia pratica della psicoanalisi, già allora comincia a mostrarsi scettico sui suoi fondamenti teorici. Entra così in conflitto con la Klein, perché si rende conto che questa, nel lavoro di supervisione del suo caso, presta poca attenzione al ruolo dell’ambiente nell’eziologia dei disturbi del suo piccolo paziente i cui sintomi egli vede collegati ad una grave depressione della madre con conseguente ricovero in una clinica per malattie mentali.
Il dissidio dalle posizione psicoanalitiche esplode nel momento in cui presenta un lavoro per poter entrare come membro ordinario nella Società psicoanalitica. In questo articolo, infatti, propone una “teoria generale della genesi delle nevrosi”in cui l’origine dei disturbi viene rintracciata in ciò che accade nell’ambiente durante i primi anni di vita, e un peso preponderante viene dato alle separazioni dalla madre. Il susseguirsi delle sue esperienze come psicoanalista e psichiatra lo portano poi a prendere definitivamente le distanze dai costrutti di Freud.
Nel 1946 Bowlby comincia a lavorare come vicedirettore alla Tavistock Clinic di Londra, istituisce e dirige un servizio clinico, dove vede madri e bambini. Fa partire un progetto di ricerca sugli effetti della separazione dalla madre sulla personalità.  Mary Ainsworth e James Robertson vengono coinvolti in questo studio. La fama che deriva a Bowlby dai suoi interessi scientifici lo portano ad essere nominato, nel 1950, Consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ha il compito di preparare un rapporto sulla salute mentale dei bambini abbandonati ed orfani di guerra. Il risultato di questo impegno vede la luce nel 1951 in uno scritto che viene ripubblicato nel 1953, in versione ridotta, con il titolo ( in italiano)“Cura del bambino e crescita dell’amore materno”.
La sua immensa elaborazione teorica si tramuta in un vero e proprio modello quando, nel 1952, ha accesso all’ “Anello di Re Salomone” di Konrad Lorenz, ai postulati di Darwin e alla prospettiva evoluzionistica che fa da sfondo agli esperimenti condotti dagli etologi. Ipotizza, così, che la madre venga individuata dai piccoli umani in  qualsiasi adulto che  “offra cure  continuative e costanti”, e che la relazione di attaccamento si instauri  con chi sia percepito dal bambino come in grado di offrire protezione. I disturbi fisici,  mentali o della condotta vengono da lui visti come l’esito del non aver  potuto usufruire, nelle prime fasi dello sviluppo,  del soddisfacimento di bisogni di conforto e di protezione distillatisi nel patrimonio genetico perché ai primordi della specie era la protezione offerta dalla madre, o da chi per lei, ad assicurare la sopravvivenza.
Le sue idee confluiscono nella monumentale trilogia “Attaccamento e Perdita”, che lo vedrà impegnato dal 1964 al 1979, nella quale Bowlby descrive i meccanismi che danno conto di quella speciale relazione che lega il bambino alla madre - o a qualsiasi altra figura sostitutiva- ed esplora le possibili conseguenze della rottura o della perdita dei legami affettivi primari . Le separazioni sofferte  nell’infanzia sono assimilate ad un  lutto.  Non solo. Anche il non aver usufruito di cure adeguate in età infantile viene considerata una condizione tale da porre nello stato emotivo che segue una separazione o una perdita permanente. Gli assetti mentali e i sintomi di chi non abbia avuto un maternage ottimale -o che non abbia usufruito  affatto di una madre- vengono pertanto letti nei termini di un chronical mourning, di un lutto cronico.
Nel primo volume, “L’attaccamento alla madre” , mostra come la tendenza, nel piccolo umano, a stabilire un legame di attaccamento con una figura specifica sia determinata geneticamente. Questa è per lo più è la madre biologica, ma  può essere anche qualunque altro adulto che, come dicevamo prima, “ dia cure in maniera continuativa e costante” e “che sia percepito come più forte e/o più saggio” Nel secondo volume,  “La separazione dalla madre” ,   Bowlby spiega come separazioni, sia pur temporanee dalla madre, o da chi al suo posto si sia costituita come figura di attaccamento, possano elicitare ansietà e rabbia, e come queste sensazioni ed emozioni  possano dare origine a difficoltà e influenzare  la capacità di instaurare o mantenere relazioni significative con gli altri. Nel  terzo volume, La perdita della madre viene mostrato  come i comportamenti dei bambini separati dalla madre sono simili a quelli di coloro che hanno persa una persona cara, e individua negli uni e negli altri una  successione di stadi analoghi.
La sua trilogia, peraltro,  può essere considerata il punto di arrivo di un lungo percorso che vede John Bowlby attento agli effetti dell’adeguatezza delle cure materne sullo sviluppo dell’individuo, fin dagli anni dei suoi studi universitari. Secondo alcuni biografi sarebbero state addirittura le esperienze infantili ad indirizzare la sua attenzione sugli effetti  a breve e a lungo termine della separazione dalla madre -o da qualsiasi altra figura che la sostituisse- e sull’importanza della qualità delle cure genitoriali. Bowlby, infatti, era stato  accudito, per lo più, da bambinaie le quali, alternandosi, gli avevano fatto esperire quando era piccolo il dolore per la separazione dalle sue figure allevanti. Da una delle interviste sulla sua vita privata emerge, inoltre, non solo che bambinaie e governanti si prendevano cura dei bambini al posto della madre, ma anche una descrizione di quest’ultima come di persona poco incline a rispondere alle richieste di affetto e di attenzione dei suoi figli, nella convinzione che non andassero viziati.
Bowlby muore nel 1990, pochi mesi dopo l’aver portato a termine una poderosa biografia di Darwin nella quale le vicende pubbliche e private del fondatore della teoria evoluzionistica, e i suoi disturbi psicosomatici vengono riletti alla luce della teoria dell’attaccamento, che proprio dai principi dell’evoluzione aveva preso le mosse.

 
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